“Giochi di memoria” nasce come una costellazione di polaroid sospese tra il caso e la leggerezza, piccoli frammenti che mettono in scena la quotidianità attraverso il gioco fertile delle contrapposizioni. È un archivio imperfetto e ironico, dove il non-sense surrealista diventa linguaggio, e l’assurdo si fa chiave di lettura del reale. In queste immagini, il ricordo non è mai nostalgia: è un dispositivo, un varco. Il paradosso si insinua come una domanda che non pretende risposta, e il bambino che siamo stati riemerge non come figura sentimentale, ma come complice silenzioso di uno sguardo più libero, più obliquo, più disposto a lasciarsi sorprendere. Un esercizio di riflessione travestito da gioco: un invito a interrogare ciò che crediamo di conoscere, a smontare l’ovvio, a restituire al quotidiano la sua carica di mistero. In ogni scatto, un cortocircuito; in ogni accostamento, una possibilità di pensiero che si apre, lieve e impertinente, come un sorriso che arriva prima di capirne il motivo.









